Photo courtesy of Elena Koycheva

Mi colpisce sempre pensare a come sia cambiata la concezione del tempo dagli antichi greci a oggi, soprattutto perché gli antichi greci avevano una modalità di concepire il tempo e misurarlo che è una delle cose più affascinanti che esistano ed è proprio per questo che secondo me dovrebbero studiarla tutti, perché in realtà la trovo molto più completa per esempio della nostra mera concezione temporale. Andiamo quindi a vedere come veniva catalogato il tempo “un tempo”, i nostri principali protagonisti sono: χρόνος (Chronos) e καιρός (Kairos). – A essere pignoli esistevano anche altri due parametri che erano αἰών (Aion)> che indicava un tempo indeterminato, e ἐνιαυτός (Eniautos) > che invece indicava 1 anno. –
Cercherò di spiegarvi brevemente di seguito chi erano e quali erano soprattutto le loro differenze e peculiarità:

  • Chronos: è una figura che rappresenta l’unità di misura del tempo quantitativa. Quella che conosciamo benissimo perché è arrivata fino ai giorni, è insomma l’unità di misura che ci permette di catalogare il tempo in: ore, minuti, secondi, anni, decenni e così via, insomma un tempo cronologico, misurabile, quantificabile.
    Chronos apparentemente può sembrare un nostro servo, in realtà è il nostro maggior schiavizzatore. Se si vive infatti la propria esistenza contando il proprio tempo quantitativamente si rischia di venirne risucchiati perché riduce il senso della nostra esistenza a quantificabile, mercificabile, ci spinge costantemente a un ritmo incalzante che porta a distruggerci perché privo di qualsiasi riflessione. Vivere in funziona di Chronos significa vivere con l’affanno di dover fare fare fare, fare più cose possibili, andare in più posti possibili, conoscere più persone possibili nel minor tempo possibile, perché se perdo tempo perdo cose. Chronos ci fa diventare degli accumulatori compulsivi, ma allo stesso tempo è un tempo sterile, che ci scivola addosso e non lascia spazio a sorprese. È un tempo che ragiona solo in ottica di accumulo numerico, quindi ci porta a fare solo il maggior numero di cose nel minor tempo possibile pur di farle, sbiadisce il nostro aspetto umano, ci consuma lentamente da dentro.
    Infatti nella mitologia Chronos era raffigurato come un gigante intento a fagocitare i propri figli perché egli divora ciò che egli stesso genera.
Photo courtesy of Elena Koycheva
  • Kairos: di difficilissima traduzione, viene spesso definito infatti come un mix di diverse parole: opportunità, momento propizio, scopo, momento opportuno. Kairos è infatti un unità di misura qualitativa del tempo, non ragiona in ottica di ore, secondi, minuti ecc ecc, può durare un istante o anche anni, perché Kairos unisce il tempo con l’azione, è un tempo attivo, che ci cambia la vita, sono quegli istanti/momenti di svolta, quelli in cui una volta vissuti nulla è più come prima. Il Kairos è il momento che ti cambia, perché cambia anche quello che c’è intorno. Il Kairos non è un tempo vuoto, è un’opportunità fuori dal tempo (Chronos) standard, è un momento di infinito in un momento finito.
    In antica Grecia infatti Kairos è raffigurato come un giovane alato che svolazza di corsa sempre in giro e ha un ciuffetto di capelli in testa che indicano la difficoltà che si ha nell’afferrarlo e fermarlo. Ma una volta che lo afferri, quell’istante diventa eterno.

Per gli antichi era importantissimo educare alla differenza tra Chronos e Kairos, perché vivere la propria vita in funzione di Chronos significa viverla in ottica di accumulo fine a se stesso, pensando alla quantità non alla qualità del tempo. Vivere invece avendo a mente il Kairos significa vivere un tempo di qualità, che ci cambia moralmente, perché ci nobilita, ci porta a ragionare a fare le cose per farle diventare immortali e con un significato nella nostra vita.

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