Photo courtesy of Kaltes Klares Wasser

Ci sono donne nella mitologia che sono forti, che combattono con tutte loro stesse per ciò che amano senza però rinunciare a chi sono, una di queste è Berenice. Una donna dalla straordinaria bellezza, non solo per i suoi lineamenti dolci che anche le donne del suo paese ammiravano costantemente, ma anche per la sua folta chioma lucente. Era sposata con Tolomeo, con cui aveva un rapporto legato da un amore profondo, da reciproca ammirazione e stima e con il quale era estremamente felice. Accade però che egli dovette partire per combattere la guerra in Siria e da un giorno all’altro Berenice si ritrovò in uno stato costante di dolore e apprensione per l’incolumità del marito. La sua più grande paura poteva diventare realtà: il motivo della sua più grande gioia, il suo grande amore Tolomeo, poteva perdere la vita in battaglia. Fu proprio questa estrema sofferenza a convincerla a recarsi presso il tempo di Afrodite, alla quale dea chiese di proteggere il suo grande amore e le promise che se la dea avesse preservato Tolomeo e lo avesse riportato a casa sano e salvo Berenice gli avrebbe donato uno, forse il suo più grande, bene prezioso: la sua chioma. I giorni passarono e la dea dell’amore accolse la richiesta di Berenice facendo tornare non solo Tolomeo dalla guerra sano e salvo ma anche vittorioso.

Il giorno successivo al ritorno dell’amato, Berenice mantenne la parola data, si fece una grande treccia ordinata, si recò al tempio di Afrodite e se la tagliò di netto lasciandola sull’altare come offerta. Ma qui avvenne qualcosa di totalmente inaspettato, l’indomani infatti non v’era più traccia della treccia di Berenice nel tempio. Iniziò quindi una grande caccia a chi avesse potuto compiere un crimine così grave da rubare un’offerta tanto sofferta e tanto sacra come quella di Berenice: inizialmente venne accusato il sacerdote del tempio, in città non si parlava d’altro e tutti iniziarono a indagare. Tolomeo, vedendo la moglie a casa che piangeva in un angolo, mosso a pietà decise di chiudere tutte le porte della città e nessuno sarebbe più uscito fino a quando il colpevole non fosse saltato fuori.

Photo courtesy of Elena Koycheva

Fu Conone di Sarno, saggio, matematico e astrologo, però a salvare questa situazione incresciosa. Recatosi al cospetto di Berenice e Tolomeo li tranquillizzò dicendo loro che non c’era alcun motivo di preoccuparsi, mostrò infatti tre stelle nel firmamento ai due reali, dicendo loro che nessuno aveva rubato la chioma di Berenice, anzi la dea Afrodite aveva talmente tanto apprezzato quel gesto d’amore così grande da voler fissare per sempre in cielo quella treccia come simbolo di amore eterno e di esemplare modus agendi.

Ed è questa la storia di quelle tre stelle che vediamo ancora oggi in coda all’Orsa Maggiore e che tutti conosciamo con il nome: Chioma di Berenice.

Amo questo mito perché per capirlo fino in fondo bisogna immergersi in quell’epoca e cercare di capire quanto effettivamente fosse grande il sacrificio di Berenice. I capelli lunghi ai tempi non erano un vezzo superfluo, nessuna donna poteva avere un taglio corto o un pixie perché non erano pettinature idonee alle donne. Rinunciando a quella chioma Berenice non rinunciava solo a parte della sua bellezza esteriore ma a poter prendere parte alla vita sociale con le altre donne, allo status quo di donna regina, significava ghettizzarsi per mesi, rinunciare all’inclusione e alle regole imposte dalla società, del buon costume, pur di salvare il suo grande amore.

Berenice, una donna che amo, perché lotta per ciò a cui tiene, perché se ne fotte delle etichette pur di fare ciò che è giusto. Berenice, la donna che vorrei essere.

Photo courtesy of Elena Koycheva
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